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Gli Italiani al collasso... la LAV si arricchisce
LAV - Animalisti per Business
e quando lo evidenzi "loro" ti denunciano... Coscienza sporca?

2° Parte
Interrogazione Parlamentare del Sen.Carrara su LAV
fonte: http://www.ilcacciatore.com/2010/03/04/interrogazione-parlamentare-del-sen-carrara-su-lav/

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
CARRARA – Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Premesso che:

l’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 “Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale” stabilisce i requisiti che organismi come le associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative ed altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica devono possedere affinché possano essere definite “organizzazioni non lucrative di utilità sociale” (ONLUS);

in Italia possono ottenere la qualifica di Onlus associazioni che svolgano attività in uno o più settori citati dal medesimo articolo 10 e che perseguano finalità di solidarietà sociale;

tra queste, in Italia, troviamo anche le associazioni cosiddette ‘animaliste’, ovvero le associazioni che perseguono la protezione degli animali, l’affermazione dei loro diritti, la difesa della biodiversità e dell’ambiente ed altri obbiettivi connessi;

all’interrogante risulta che molte associazioni animaliste, in virtù del riconoscimento della qualità di Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, partecipano a tavoli e commissioni che elaborano provvedimenti tesi a normare i comportamenti della società civile e collaborano, in diverse sedi e in diversi modi, con le Istituzioni che la società rappresentano;

considerato che:

- la Onlus Lega Anti Vivisezione (L.A.V. ), a proposito della revisione della Direttiva 24 novembre 1986 n. 86/609/CEE
“Direttiva del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici.” abbia pubblicato sul proprio sito internet l’invito a scrivere ai parlamentari europei affinchè, in qualità di rappresentante italiano in Europa supporti “la volontà dei cittadini italiani ed europei dichiaratisi contrari alla sperimentazione animale e di non cedere ai falsi allarmismi delle potenti industrie coinvolte nei test, industrie che professano una riduzione della ricerca in favore di quella estera, nel caso venga aumentata la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”;

- sul sito internet della L.A.V. sono riscontrabili le seguenti affermazioni:

1) “la sperimentazione animale (o vivisezione) si pratica soprattutto per inerzia culturale. Spesso chi utilizza animali lo fa perché gli è stato imposto durante il proprio corso di studi come un ‘male necessario’, giustificando l’uso di animali con la sua presunta utilità per la salute umana.”;

2) “i luoghi comuni sull’utilità e la validità della vivisezione, mirati a screditare la mobilitazione animalista, sono numerosi. Si tratta in realtà di affermazioni che non trovano fondamento scientifico. Ecco le affermazioni più significative e il motivo della loro infondatezza. (…) La sperimentazione animale è necessaria. Deve solo essere regolamentata. No. La sperimentazione animale è una pratica crudele e un errore metodologico. Deve essere abolita.”;

3) a proposito di pellicce, un capo che possiedono almeno sei milioni e mezzo di donne italiane e che proviene da un comparto, tra produttori, commercianti, laboratori e strutture di vendita, che dà lavoro a decine di migliaia di italiani questa associazione animalista scrive :

“Non interessa a molti chi sono gli animali allevati e uccisi per rubare loro la pelliccia….” e ancora “La LAV Italia ha diffuso l’indagine effettuata dalla Humane Society of the United States (HSUS) sul commercio della pelliccia “per svelare l’ennesimo segreto dell’industria della pelliccia e mostrare alle donne italiane la vera origine della pelliccia di persiano, invitandole ad orientare i propri acquisti verso capi di abbigliamento che non comportino la sofferenza di milioni di animali.”;

sullo stesso argomento su altre pagine si legge: “Abbiamo chiesto la chiusura di 50 allevamenti italiani” e ancora “non acquistare o indossare capi di abbigliamento e accessori derivati da pelle e pelliccia (vestiario, borse, scarpe, cinture, portafogli, cinturini per orologi)”; “non acquistare e non indossare capi in pelle o pellicce, ritagli, accessori o capi con inserti di pelliccia. (..) Chiedi ai rivenditori di abbigliamento di non commercializzare più capi con inserti o accessori di pelliccia”;

4) riguardo la categoria dei cacciatori, che, per quanto consta all’interrogante, circa un milione di cittadini italiani che, ogni anno, versano allo Stato un contributo di oltre duecento euro ciascuno per avere il permesso di esercitare la propria passione, prestano opera di volontariato per numerose Amministrazioni e alimentano un indotto fatto di produttori e distributori di armi, attrezzature, accessori, turismo, ecc. , questa associazione animalista scrive:

“è una piccola minoranza composta da circa l’ 1 % della popolazione, forte degli interessi economici ed elettorali che ruotano intorno a questa crudele pratica.(…) Benché il numero dei praticanti sia costantemente in diminuzione, il loro impatto è ancora altissimo.”; “la caccia non è solo uccisione ingiustificata di animali, è anche fonte di disturbo e di pericolo per le attività umane.”; “Il nostro lavoro è indirizzato inoltre alla demolizione dell’immagine di “amanti della natura” che i cacciatori si sono cuciti addosso.”;

5) a proposito di animali esotici, che interessano l’attività di almeno quattromila negozi -quasi tutti a conduzione familiare- di un numero elevatissimo di allevatori e di appassionati, oltre a tutte le attività connesse ai prodotti secondari, questa associazione animalista scrive:

“Non acquistare animali esotici né in negozio né da allevatori” (…) “Non consumare e non comprare alimenti derivati da animali o da animali esotici”;

6) sull’allevamento, che in Italia dà lavoro a circa un milione di persone, sono pubblicate le seguenti affermazioni:

“La fase propriamente agricola degli allevamenti intensivi ha un peso economico limitato” ; “La filiera produttiva del latte è un sistema di sfruttamento perfezionato con l’ausilio delle tecnologie e della genetica”; “il latte è prodotto di un catena di sofferenza.”; “ripensa la tua alimentazione e opta per una scelta vegetariana: salverai la vita direttamente a molti animali ogni anno!”

7) il sito non risparmia neppure il circo, lo zoo, e il Palio di Siena, incentivando il lettore a non assistere agli spettacoli;

considerato, inoltre, che:

la società è un insieme di individui che condividono fini e comportamenti e si relazionano congiuntamente per costituire un gruppo o una comunità umana;

a parere dell’interrogante l’operato e gli obbiettivi delle associazioni animaliste non possono essere considerati “esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale”;

considerato, infine, che:

l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 81 del 17 giugno 2005, ha precisato che “l’attività svolta dalle associazioni dei consumatori”, che difendono soggetti umani, facenti parte della società, “pur costituendo un’attività socialmente rilevante, non è riconducibile nei settori individuati dall’articolo 10 del decreto legislativo n. 460/1997, nè la stessa attività sembra preordinata, di norma, ad arrecare benefici ai soggetti svantaggiati di cui al secondo comma, lettere a) e b), del medesimo articolo 10″; ovvero, i consumatori, nella loro globalità non sono soggetti svantaggiati, ma lo sono solo alcuni di loro. Non possono dunque essere destinatari di attività solidaristica tutti i consumatori, se ben esseri umani facenti parte della società, ma solo alcuni di loro: quelli svantaggiati;

nella medesima risoluzione n. 81 del 17 giugno 2005 l’Agenzia delle Entrate ricorda che “il Ministero delle Finanze, con circolare n. 168 del 26 giugno 1998, ha precisato che la valutazione della condizione di svantaggio costituisce un giudizio complessivo inteso ad individuare categorie di soggetti in condizioni di obiettivo disagio, connesso a situazioni psicofisiche particolarmente invalidanti, a situazioni di devianza, di degrado o grave disagio economico-familiare o di emarginazione sociale”;

l’articolo 13 del Trattato di Lisbona (ratificato dall’Italia con la Legge n. 130 del 2 agosto 2008) stabilisce che: “Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale.”;

detto Trattato riconosce perciò agli animali di “sentire”, ma non di essere parificati agli esseri umani, visto che sancisce il rispetto delle disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale;

le ONLUS, anche quelle animaliste, oltre a godere di un regime fiscale agevolato, sono destinatarie delle somme recuperate con le sanzioni pecuniarie previste dall’applicazione degli articoli 3, 7 e 8 della Legge 20 luglio 2004, n. 189 “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonchè di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”;

l’interrogante chiede al Presidente del Consiglio del Ministro di sapere:

- se risulti che l’ attività di protezione degli animali e affermazione dei loro diritti sia riconducibile alle fattispecie individuate dall’articolo 10, lettere a) e b), del decreto legislativo n. 460 del 1997, e quindi preordinata, di norma, ad arrecare benefici ai soggetti svantaggiati di cui al secondo comma del predetto articolo;

- se risulti che gli animali possano essere considerati destinatari di attività solidaristica considerato che i consumatori, nella loro globalità non lo sono;
- se risulti che l’attività delle associazioni animaliste sia in armonia con l’articolo 13 del Trattato di Lisbona.

Sen. Valerio Carrara
 
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