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Gli Italiani al collasso... la LAV si arricchisce
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e quando lo evidenzi "loro" ti denunciano... Coscienza sporca?

9° Parte
IL CASO GREEN HILL E I LATI OSCURI FIRMATI LAV
fonte: https://protestitalia.wordpress.com/2015/01/15/la-verita-sul-processo-green-hill/

Come avrete visto il giorno 23 Gennaio 2015 i vertici di Marshall Inc., l’azienda statunitense responsabile del centro Green Hill di Montichiari (BS) sono stati condannati in primo grado (con sospensione della pena) e LAV ha ottenuto un risarcimento in sede penale di 30.000 Euro.
Questi articoli tenteranno di spiegare le ragioni della difesa e le bufale raccontate dai media in questo periodo.
Gli articoli sono scritti da Pro-Test Italia.


FONTE: https://protestitalia.wordpress.com/2015/01/15/la-verita-sul-processo-green-hill/

Il Dott. Enrico Chisari (o un suo sosia) ad una manifestazione contro Green Hill. Come è possibile che poi sia stato nominato Ausiliario di Polizia Giudiziaria durante il sequestro a Green Hill? Che garanzie di imparzialità ci sono?

A leggere i giornali sicuramente un lettore non riuscirebbe a capire come sta procedendo il processo Green Hill. Gli articoli finora prodotti, per lo più dalla stampa locale, parlano di quello che succede fuori dal processo, al massimo riportano un commento della Lav, ci sembra necessario quindi un articolo che faccia chiarezza spiegando i capi d’imputazione rivolti ai dirigenti dell’allevamento e l’inconsistenza dell’impianto accusatorio.

Innanzitutto il capo d’accusa

Gli imputati sono accusati del reato previsto dall’art. 544 ter del codice penale (maltrattamento), perché avrebbero sottoposto 2639 cani a “comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche” e del reato previsto dall’art. 544 bis (uccisione di animali) con la motivazione di soppressione ingiustificata di 54 esemplari.

E tutto il resto che abbiamo letto sui giornali, che riportavano fedelmente i vari comunicati delle associazioni animaliste? Le corde vocali tagliate? Gli animali ammalati? Gli esperimenti? Gli animali utilizzati per testare cosmetici? Ovviamente tutti fatti di pura fantasia, come è spesso costume delle associazioni animaliste, ma che servono a finire sui giornali e a raccogliere sonanti donazioni.

L’infondatezza delle accuse di maltrattamento

Su cosa si sono appigliati il PM e le parti civili (associazioni animaliste) per tirare su un debolissimo impianto accusatorio contro Green Hill? Alle solite cose: temperatura non adatta, troppo rumore, luce insufficiente, spazi troppo piccoli, comportamenti stereotipati indice di presunti maltrattamenti, eccessivo sfruttamento delle fattrici. Tutte accuse che nel processo sono state smontate dalla difesa. Smontate a tavolino prima ancora che nel campo, perché gli accertamenti durante il sequestro dei beagle nella struttura, sui quali l’accusa si appoggia, sono stati molto approssimativi.

L’accertamento lamentava il sovraffollamento di cani nei box, senza aver misurato i box e senza aver pesato gli animali: questione fondamentale, visto che la normativa prevede il sovraffollamento non in base al numero di ospiti nei box ma in base al loro peso. Dalle testimonianze dei Forestali durante il processo, inoltre, si aveva l’impressione che la normativa di riferimento (D.L 116/92) fosse un testo misterioso e sconosciuto ai più.

Ovviamente neppure la temperatura e l’umidità sono state registrate durante l’ispezione; ma allora quali dati sono stati utilizzati dal PM? Quelli di Green Hill stessa, che con un sistema computerizzato registrava la temperatura nei capannoni ogni 10 minuti, fatto già di per sé indice di un’attenzione particolare. I capannoni ricevevano 8 cambi d’aria l’ora, opportunamente filtrata e rinfrescata. Dai registri, vengono contestati alcuni limitati picchi che la temperatura ha raggiunto nei mesi più caldi o freddi, in ambienti comunque raffreddati in estate e riscaldati in inverno. Picchi limitati che non possono assolutamente classificarsi come maltrattamento, come ispezioni più professionali hanno sempre accertato. Un sistema all’avanguardia e costoso era presente nei capannoni per mantenere una temperatura ottimale e garantire il ricambio dell’aria.

Dai testimoni dell’accusa era poi emerso che gli animali avevano un comportamento timoroso. Lo stesso video del Corpo Forestale smentisce categoricamente queste affermazioni: nel video, infatti, i cani andavano tranquillamente incontro a dei perfetti sconosciuti. Dallo stesso video si evince un solo caso di cane con comportamento stereotipato (girava in tondo): un caso su più di 2000, che può capitare e sicuramente non è sinonimo di maltrattamento.

L’illuminazione era sia naturale sia artificiale e veniva quasi del tutto spenta (ridotta di ¾) di notte come da manuale, perché il buio totale non è auspicabile neppure per i cani stessi.

Infondate sono anche eventuali illazioni di malnutrizione. Acqua e cibo erano sempre presenti e, pochi mesi prima del sequestro, l’ispezione dell’istituto zooprofilattico della Lombardia ed Emilia Romagna (l’eccellenza in materia) era arrivata ad analizzare 100 esemplari di diverse età per controllare che la curva di crescita fosse conforme agli standard della razza. Ovviamente tutto regolare.

Le fattrici partorivano ogni 8 mesi, come è naturale per i beagle e anche i testi dell’accusa hanno dovuto convenire sulla regolarità del ciclo riproduttivo.

Si è caduti nel ridicolo quando l’accusa ha contestato l’eccessiva rumorosità dell’ambiente. Per macchinari esterni? No, per l’abbaiare degli stessi cani. Evidentemente scossi dal fatto che durante l’ispezione i cani abbaiavano di continuo, non hanno evidentemente ipotizzato che abbaiavano perché c’erano loro. Qualsiasi allevamento di cani per qualsiasi scopo, anche di affezione, allora dovrebbe essere irregolare.

L’infondatezza delle accuse di uccisione

Il pasticcio che ha fatto l’accusa sulle presunte eutanasie non necessarie ha dell’incredibile. Il Consulente del PM, il Dott. Enrico Moriconi, contesta 54 delle 66 soppressioni effettuate in tre anni. Queste contestazioni non hanno origine dalla visione delle carcasse, che ovviamente sono periodicamente smaltite da un’azienda specializzata, ma dalla lettura delle schede “cane”. In queste schede vengono registrate la storia e gli eventi più rilevanti per ogni soggetto, tra cui ovviamente la nascita e la morte. Poche righe, senza troppe spiegazioni, perché poi quando un beagle subiva un trattamento medico venivano prodotte delle schede “trattamento”, regolarmente archiviate, dove si andava più nel dettaglio. Così ben archiviate che durante il sequestro sono state sequestrate come le altre schede e ovviamente sono state fornite all’accusa, la quale le ha completamente ignorate, permettendo il loro dissequestro. Quando, durante il processo, la difesa ha chiesto al consulente del PM se nelle sue valutazioni aveva tenuto conto anche delle schede “trattamento”, il Dott. Moriconi è caduto dal pero, dicendo che a lui erano state fornite solo le schede “cane”. Dopo un rinvio e dopo aver visionato le schede “trattamento”, lo stesso Consulente diminuisce i casi sospetti da 54 a una quarantina.

Questo è un ottimo spaccato della serietà delle indagini. La difesa e i suoi consulenti spiegheranno, dati scientifici alla mano, perché le poche soppressioni effettuate erano tutte necessarie, ma ovviamente qui si entra nell’opinabile e sarà il giudice a decidere.
L’approssimazione su come è stata svolta l’indagine e la relativa retromarcia è invece un fatto inoppugnabile.

Le buone prassi

Uno degli aspetti interessanti del processo è l’enorme volume di buone prassi svolte dall’azienda per continuare a migliorare le condizioni dei beagle. Spero che più di un animalista, che sistematicamente affollavano le udienze del processo, ne sia rimasto colpito.

La socializzazione dei cuccioli, che venivano coccolati e abituati alla presenza dell’uomo.
I programmi speciali per i cuccioli nati sotto peso, per ristabilire la condizione normale.
Gli arricchimenti ambientali, costantemente perfezionati.
L’attenzione nel cambiare e trovare una segatura per i pavimenti sempre migliore, per garantire sia l’assorbenza sia la non eccessiva pericolosità in caso di ingestione involontaria.
La campagna di vaccinazione contro la parvovirosi, non obbligatoria, ma che ha limitato in modo consistente l’epidemia.
L’attenzione quasi maniacale nel tenere l’ambiente salubre con le anticamere di compensazione dove il personale era obbligato a cambiarsi, così da entrare nei capannoni con tuta e kit adeguato.
I corsi di aggiornamento per il personale, tenuti anche nella casa madre in USA.
Regolari videoconferenze su come migliorare le condizioni degli animali e quindi diminuire la mortalità.
Queste sono alcune prassi evidenziate da più di 67 ispezioni ricevute dalle autorità da Green Hill dal 2003 al 2007, ispezioni che si sono intensificate negli anni successivi con l’esplosione del caso mediatico, rendendo lo stabilimento di Montichiari l’azienda più controllata in Italia. Tutte le ispezioni hanno avuto esito positivo (cioè non hanno riscontrato nessuna irregolarità), anche quelle più autorevoli del Ministero della Salute e dell’Istituto zooprofilattico. L’unica ispezione problematica è stata quella del Corpo Forestale, effettuata a seguito della richiesta del PM nell’ambito del processo in corso.

Ci chiediamo infine che garanzia di imparzialità possa dare un ausiliario di polizia giudiziaria scelto per l’ispezione a Green Hill come il veterinario Dott. Enrico Chisari che, dai dati reperibili in rete, risulta essere stato presente a manifestazioni di protesta proprio contro Green Hill
 
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